Fabrizio De André: storie, memorie ed echi letterari (Effepi editore)

Recensioni di

FABRIZIO DE ANDRE’: STORIE, MEMORIE ED ECHI LETTERARI (Effepi Libri, 2009)

Difficile se non impossibile descrivere, analizzare e commentare l’opera omnia di De Andrè, vero e proprio pilastro della musica e della cultura italiana e non. Ci prova (e ci riesce anche bene) Silvia Sanna con il suo volumetto Fabrizio De Andrè. Storie, memorie ed echi letterarie (Effepi Libri, pp. 110, € 10,00). In effetti la scommessa è ardua, ed è senza dubbio faticosa qualunque operazione di sintesi dell’opera di un cantautore così prolifico e così “letterario”, quale De Andrè è, tanto che i suoi testi possono essere facilmente avulsi da qualunque accompagnamento musicale, e non perdere la loro carica emotiva, arrivando talvolta a svelare aspetti e caratteristiche che non si notavano sentendole semplicemente “cantate”.

La soluzione, il pretesto, il filo conduttore che sbrogli una matassa così ampia l’autrice lo trova proprio negli echi letterari, nell’indagare approfonditamente di verso in verso le sue canzoni più importanti (ma invero anche le più particolari e magari meno conosciute) tracciando una sorta di “mappa dei contatti letterari” che hanno influenzato il cantautore genovese: dalle conoscenze, dagli incontri personali  alle letture, alle traduzioni e agli adattamenti di canzoni francesi o di poesie.

Ne viene fuori un illuminante quadro di rimandi, di assonanze, di rielaborazioni; si potrebbe parlare anzi, in certi casi, di vere e proprie citazioni disseminate qua e là da Faber nelle sue canzoni. C’è dentro davvero di tutto: Baudelaire, lo chansonnier Brassens, il poeta e scrittore del Quattrocento Villon, Cecco Angiolieri e tanti altri. Ma questo sistema di “citazioni” non si risolve certo in un vano sfoggio di una competenza letteraria e culturale invidiabile: De Andrè infatti assorbe come una spugna le tematiche e gli spunti degli autori sopra citati e (come solo i grandi riescono a fare) le fa sue, le metabolizza fino a rielaborarle e riproporle nelle sue canzoni con la più assoluta naturalezza e disinvoltura, proprio perché appartengono ormai al suo essere e al suo sentire.

L’impianto portante di questo volume deriva dalla tesi di laurea della Sanna (che ormai possiamo definire fan ed estimatrice estrema di Faber) che l’ha poi ampliata, spaziando su più fronti ed alleggerendo per certi versi l’impostazione di indagine scientifica tipica di una tesi, che senza dubbio rappresentava il nucleo principale della prima stesura; la arricchisce con molti aneddoti, diverse curiosità, tantissimi riferimenti alla vita privata e pubblica di De Andrè, gli incontri con personaggi che gli hanno cambiato la vita (pensiamo per esempio alla profonda amicizia con Paolo Villaggio, o alla fruttuosa collaborazione con Fernanda Pivano, ma anche alle frequentazioni nei bassifondi e nei carruggi della sua amata Genova, tra papponi, reietti e prostitute).

Da qui deriva anche l’analisi dei rapporti parentali e interpersonali vissuti da Fabrizio durante la sua vita (e più precisamente nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza e quindi all’età adulta), i contrasti con il padre, con la famiglia in genere, con quella società borghese e talvolta bigotta di cui egli stesso era figlio… tutto questo si riversa inevitabilmente nei suoi testi e la Sanna coglie a pieno ogni riferimento, come quando analizza la figura femminile nella poetica di Faber, dando scorci interessanti attraverso l’analisi testuale di molte canzoni che trattano l’argomento.

«Se qualcuno comincerà ad amare De Andrè dopo aver letto questo libro, non sarà stato scritto invano» scrive nelle note di copertina l’autrice, e questo suo proposito viene ampiamente sostenuto dal suo operato. L’impegno con cui sviscera verso per verso, strato per strato i brani più significativi di Fabrizio, apre un squarcio sull’universo poetico di quest’uomo che a ragione è ritenuto un caposaldo della cultura del nostro Paese.

Ottima prova dunque per Silvia Sanna, che col suo modo di indagare sul processo creativo, sulla genesi, sulla gestazione che stanno dietro a ogni grande canzone del suo “Maestro” De Andrè, complice anche una comodissima discografia posta nelle ultime pagine del libro, fa venir voglia di prendersi un momento di tregua dalla vita di tutti i giorni e fermarsi ad ascoltare (o a riascoltare) un buon disco (anche più di uno) dell’indimenticato e indimenticabile cantautore genovese.

Roberto La Fauci

(www.excursus.org, anno II, n. 16, novembre 2010)

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 OSILO. Un viaggio nella straordinaria poetica di Fabrizio De André, fatto di suggestioni, emozioni, scoperte. Questo è stata la presentazione de libro «Fabrizio De André. Storie, memorie ed echi letterari», di Silvia Sanna. Un viaggio che l’autrice ha accompagnato con garbo, con umiltà, con la sua personale simpatia, che si riverberava sui personaggi del cantautore genovese, i quali riemergevano in tutta la loro intensità nei brani eseguiti dai bravissimi Siloè Pala, Mary D’Alessandro (chitarra e voce) e Caterina Solinas (flauto). «Volta la carta – volta la pagina, per me, guarda al futuro», ha chiosato Silvia Sanna, insegnante precaria, protagonista anche lei della lotta dei cassintegrati dell’Asinara, su cui ha scritto il libro «100 giorni all’Asinara».  Poi, dopo la presentazione di Caterina Solinas – che oltre a essere flautista è bibliotecaria alla biblioteca comunale di Osilo e ne organizza, insieme a Laura Ruiu, gli eventi – e del vicesindaco Antonello Pintus, la serata si è dipanata sui racconti, gli aneddoti, le curiosità di Silvia Sanna, che anticipava i brani eseguiti dai musicisti. «Fiume Sand Creek», che narra attraverso gli occhi di un bambino dello sterminio degli indiani Cheyenne; «Geordie», che le suppliche dell’amata non riusciranno a salvare, ma che avrà il privilegio di essere impiccato «con una corda d’oro»; «Don Raffaè», ispirata dalla storia di don Vito Cacace narrata da Giuseppe Marotta, che Silvia Sanna ha dedicato ai suoi compagni «reclusi» nelle celle dell’Asinara. E ancora, «Il sogno di Maria», da «La buona novella», eseguita con straordinaria intensità da Mary D’Alessandro». «A dumenega», che dice della passeggiata domenicale delle prostitute di Genova; «Il suonatore Jones», che Silvia Sanna ha voluto dedicare ai terremotati dell’Abruzzo, dove l’autrice ha trascorso 23 giorni come volontaria a Villa Sant’Angelo, e dove c’è la «Piazza Fabrizio De André», con, in mezzo alle macerie, una rosa che tutti i giorni viene innaffiata dagli abitanti. «Andrea», che narra dell’amore degli omosessuali e della morte; «Hotel Supramonte», una ennesima dichiarazione d’amore per la Sardegna, nonostante la terribile esperienza del sequestro.  Una serata struggente, che ha lasciato in biblioteca una forte emozione.

di Mario Bonu, La Nuova Sardegna

 

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Fabrizio De André, un mito contemporaneo destinato a durare, perché è un poeta che ha saputo cogliere la realtà della nostra vita con le sue contraddizioni. Slivia Sanna è una giovane studiosa innamorata di questo mito, lo si sente nelle righe che scrive. Lo si sente quando ci parla della vita del cantautore in un’interessante biografia all’inizio di questo piccolo libro; piccolo di dimensioni, ma non certo di contenuti.

Dopo averne descritto in modo incisivo e vivo la biografia di “Faber”, la Sanna affronta il tema della poetica e delle ispirazioni che hanno suggerito le canzoni di De Andrè. Le tematiche affrontate sono: i volti della morte nell’opera di De André, i volti dell’amore: prostituta, madre e amata, echi musicali e letterari, la lingua cantata e infine non poteva mancare da parte di una ragazza sarda innamorata anche della sua terra “L’omaggio alla Sardegna”, che il cantate genovese ha eletto a sua seconda patria.

In questo escursus la Sanna confronta i testi delle canzoni, che hanno costituito l’opera del cantautore, per individuare il pensiero di Faber, ma non confronta solo i testi fra loro, ma li confronta anche con gli echi letterari che possono averlo ispirato, sia quelli moderni, sia quelli classici.

La lettura di questo testo scorre piacevole e impone riflessioni sul valore di un’opera, quella di Fabrizio De André, che per prima cosa è poesia profonda, ma alla portata di tutti. La voglia dell’autrice di “scoprire ciò che ha vissuto, amato e letto” il poeta-cantautore, ci permette così di conoscere meglio questo personaggio che è stato live motive per mezzo secolo della nostra vita.

Un libro da non perdere per chi vuole conoscere De Andrè o solo capire meglio le sue canzoni.

 

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(Gianni Gelmini, Spazio di Magazine)

Parliamo con Silvia Sanna

Perché Fabrizio De Andrè?

La giovane sassarese ha pubblicato un interessante studio sulla figura di Fabrizio De André e ne approfittiamo

Ci sono molti cantautori, che non scrivono solo “canzonette”; allora la prima domanda non può che essere: perché De André?

Non ho una risposta tecnica, ma una strettamente personale: la mia professoressa di latino del liceo ci regalava più citazioni di De André che di Cicerone e io, per quel particolare rapporto di amore/odio che si instaura a quindici anni con qualche professore, mi chiedevo cos’avesse mai di eccezionale questo De André. E continuavo a non ascoltarlo, pur essendo curiosa. Poi, una domenica, mi sono imbattuta per caso in una radio che trasmetteva “La guerra di Piero” e sono rimasta folgorata: era forse la prima volta che mi fermavo ad ascoltare una canzone non per la melodia, ma per quello che comunicava a livello testuale ed emozionale. Non sapevo ancora che una canzone potesse essere poesia e l’ho scoperto emozionandomi per la storia di Piero. Ho ascoltato anche altri cantautori, ovviamente, ma Faber è davvero l’unico, per me, che riesce a non dire mai una parola in più o una in meno: è un funambolo dei sentimenti che non inciampa mai..

Cosa dice questo libro su De André, che non è stato già detto?

Sono consapevole del fatto che su De André sia già stato scritto tanto, forse troppo. Il mio libro nasce per una curiosità personale: volevo conoscere il Fabrizio De André lettore, oltre che poeta, interprete e non da ultimo, uomo. Volevo scoprire ciò che ha vissuto, amato e letto. Tessere la trama della sua vita è stato come scrutare all’interno di un’imponente matrioska: ogni sua canzone rimandava ad una poesia o ad un racconto di vita. Per leggere tutto quello che ha letto De André probabilmente mi ci vorrebbero due o tre vite, ma ho provato a scovare, dietro le sue canzoni, gli echi letterari che possono averlo in qualche modo ispirato. E così mi sono accostata ai testi di Edgar Lee Masters, Jorge Amado, Riccardo Mannerini e altri ancora, riconoscendomi in una frase di Dori Ghezzi: “La letteratura, per Fabrizio, è stata come il nonno che non ha mai avuto”. Oltre agli echi letterari, nel libro ho voluto dare spazio alle donne protagoniste del canzoniere di “Faber” in tutte le loro sfaccettature (madri, amanti e prostitute), alla visione della morte (quella morale, quella fisica: la guerra, l’omicidio, il suicidio), l’utilizzo della lingua e del dialetto e infine il rapporto con la Sardegna, sua terra d’adozione, che gli ha fatto conoscere quella lingua pura che rende limpide anche le bestemmie.

Quindi Fabrizio De André, che è considerato un maestro per molti, si è a sua volta ispirato a storie già raccontate da altri?

Senz’altro si è ispirato a storie vissute, lette o immaginate. Dietro ogni personaggio raccontato da De André, c’è una storia che assume un determinato valore in base al modo in cui viene raccontata, in base al bagaglio umano di chi la racconta e, soprattutto, in base alla sua sensibilità. Dalle sue storie trapela una profonda conoscenza dell’animo umano: che i personaggi siano realmente esistiti o siano proiezioni letterarie sue o altrui, De André li rende vivi anche da morti, restituisce dignità a chi non ha mai avuto voce o a chi l’ha persa. De André non conosce gerarchie e anzi, le sovverte, mettendo sullo stesso piano derelitti e vincenti, vivi e morti, accarezzandoli con uno sguardo fraterno e riconoscente: sono proprio le anime salve care a Faber, i suoi veri maestri di vita. Senza De André, Marinella sarebbe stata una delle tante ragazze uccise da una mano impietosa: lui invece, con il suo tocco delicato, è riuscito a “reinventarle la vita e addolcirle la morte”.

Quale è il rapporto tra la poetica di Fabrizio De Andrè e la vita del mondo in cui ha vissuto?

De André ha vissuto -e per vissuto intendo analizzato, sviscerato, descritto- anche la storia che convenzionalmente ha la S maiuscola. Le assurde rivendicazioni del re medievale Carlo Martello che voleva approfittare di una donna esibendo i suoi titoli nobiliari, la pena di morte per bracconaggio inflitta ai tanti Geordie inglesi che rubavano per fame nel 1500, il massacro degli indiani ai piedi del Fiume Sand Creek da parte dei colonialisti, la vita di Maria madre di Gesù.

A Faber interessavano le storie e gli uomini, indipendentemente dal periodo storico in cui erano vissuti. Certo è che non ha mai perso il contatto con la realtà storica che l’ha visto crescere come uomo e come artista (un vero e proprio cantastorie), affrontando tematiche attuali come la guerra che cambia la vita dello zio paterno Francesco, le rivoluzioni sessantottine, l’alluvione a Genova nel ‘72, i paradossi carcerari in don Raffaè e quelli politici in La domenica delle salme. De André ha passeggiato nella Storia accanto ai deboli e sempre a testa alta davanti ai potenti.

Cosa avrebbe detto Faber della nostra attuale società?

De André stesso, in un’intervista, dichiarò di non voler produrre dischi al ritmo di una gallina ovaiola, ma di certo non sarebbe rimasto indifferente alla piega che ha preso la società negli ultimi dieci anni. Restando nell’ambito italiano, per esempio, sono certa che la sua geniale ironia ci avrebbe aiutato ad affrontare l’attuale situazione politica con lucidità e, allo stesso tempo, determinazione e un solo concept album non sarebbe bastato per delineare il picco verso il basso che l’Italia sta conoscendo, sotto diversi punti di vista, compreso quello culturale e musicale. De André ci manca, ribadirlo sembra quasi una banalità, ma l’unico modo per farlo rivivere, come ha fatto lui con tanti ‘amici fragili’, è quello di non chiudere gli occhi davanti ad ogni tipo di ingiustizia e “saper leggere il libro del mondo” in ogni sua forma e colore.

(Cricio, Spazio di Magazine)

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Dalle scorribande del piccolo Fabrizio De André alle prime lezioni di chitarra, dal suo primo gruppo country all’amicizia con Luigi Tenco, Paolo Villaggio e Riccardo Mannerini, dall’LP d’esordio al tour con la Premiata Forneria Marconi (PFM), attraverso gli amori e le storie, ma anche i lutti e le disgrazie che hanno colpito la vita del “cantore degli ultimi”, fino al suo funerale, a cui hanno partecipato migliaia di persone, ma anche oltre, attraverso le parole di chi l’ha amato, di chi ha studiato la sua opera e di chi ha lavorato con lui, nei libri che lo raccontano, nelle interviste, nei tanti eventi, convegni, inaugurazioni e rappresentazioni che lo hanno visto protagonista anche dopo la morte. Ci si accosta alle canzoni di Fabrizio De André scoprendone il significato recondito, grazie all’analisi letteraria dei testi, dei temi della sua opera: la morte, nelle sue diverse sfaccettature, e la donna, come prostituta, madre e amante.  Si rintracciano i numerosi echi letterari e musicali che hanno influenzato e inspirato il canzoniere di De André – da Edgar Lee Masters a Jorge Amado, da Aristofane a Cecco Angiolieri, da Pavese ad Àlvaro Mutis, il suo scrittore preferito. Si racconta il lavoro di ricerca compiuto dal De André-poeta neodialettale sul plurilinguismo, l’uso fatto nei suoi testi delle lingue e dei dialetti, primo fra tutti quello della sua lingua di acquisizione, il gallurese…

“Avvicinare anche le persone meno esperte di letteratura” all’opera di De André, “nella speranza di riuscire a far apprezzare a più persone un grande poeta”, questa la finalità preannunciata da Silvia Sanna nell’introduzione. Ed è questa la possibilità che offre al lettore: quella di conoscere meglio il poeta, comprendendo il valore universale delle sue canzoni, delle storie che racconta e dei personaggi che rappresenta, al di là del periodo storico in cui vivono, ma senza perdere il contatto e la capacità di analisi della realtà e delle tematiche dell’attualità. In questo sta il grande vuoto lasciato dalla sua scomparsa e per questo è inevitabile chiedersi, come in un’intervista all’autrice, cosa avrebbe detto Faber della nostra società: “sono certa che la sua geniale ironia ci avrebbe aiutato ad affrontare l’attuale situazione politica con lucidità e, allo stesso tempo, determinazione e un solo concept album non sarebbe bastato per delineare il picco verso il basso che l’Italia sta conoscendo, sotto diversi punti di vista, compreso quello culturale e musicale” – risponde Silvia Sanna. Questo libro consente anche di stimare la grande sensibilità dell’uomo, capace di osservare con sguardo benigno, dando dignità a chi vive ai margini, a quelle “anime salve” e “amici fragili” a cui ha dato voce in modo sublime. Per questo, per concludere con le parole dell’autrice, “De André ci manca, ribadirlo sembra quasi una banalità, ma l’unico modo per farlo rivivere, come ha fatto lui con tanti ‘amici fragili’, è quello di non chiudere gli occhi davanti ad ogni tipo di ingiustizia e “saper leggere il libro del mondo” in ogni sua forma e colore”.

(Silvia Coppola, Mangialibri)

 

 

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