Io e Amelie Nothomb

Accadono cose che non solo non ti aspetteresti mai, ma che proprio avevi classificato come ‘impossibili’. Incontrare Amelie Nothomb, per esempio: impossibile. Quando potrà mai accadere che l’autrice belga e io incrociamo i nostri passi sulla stessa superficie? Troppo lontana, Amelie, troppo famosa, Amelie.
E invece l’incontro c’è stato e non solo, ha superato le mie aspettative e anche i timori di chi si ritrova ad un palmo di naso da uno dei suoi autori preferiti e ha paura di conoscerlo, ha paura di restare deluso dalla sua saccenza, dalla poca umiltà, dall’antipatia o chissà cos’altro. Invece no. Non è il caso di Amelie.

Ho riconosciuto il suo inseparabile cappello a cilindro, il suo cappotto con i bottoni da comandante e le sue labbra rosso ciliegia in mezzo ad almeno cento persone che correvano, trafelate, da uno stand all’altro della fiera “Più libri più liberi” di Roma. Spuntava come un fungo buffo in mezzo agli altri, perché se c’è un aggettivo per descrivere Amelie è proprio “buffa”.

La scrittrice Amelie, il personaggio Amelie e la donna Amelie sono esattamente corrispondenti. La delicatezza e l’ironia, il sorriso leggero e lo sguardo curioso che si posa qua e là sugli sconosciuti e le loro storie, è il medesimo in tutte le sfaccettature che possiede Amelie Nothomb.

L’incontro con i lettori nella sala Diamante del Palazzo dei congressi dell’Eur ha rivelato a chi ancora non la conosceva che la pungente e allo stesso tempo leggiadra ironia, che Amelie riversa nelle storie che racconta, le appartiene innanzitutto come donna e poi anche come scrittrice. Non si lascia intimidire o intimorire dalle domande di chi la presenta al pubblico (la scrittrice e giornalista Elena Stancanelli), né del pubblico stesso: risponde in francese e ascolta e capisce perfettamente ciò che le si chiede in italiano.

Chiarisce fin da subito che anche se la protagonista dell’ultimo libro è lei stessa, la storia in realtà è solo un’invenzione. Sorprende il pubblico rivelando che lei davvero riceve centinaia di lettere al giorno e non lascia nessuno senza risposta. Il soldato Melvin protagonista di “Una storia di vita” è frutto della sua fantasia, perché lei non si permetterebbe mai di buttare in pasto a milioni di fedeli lettori la storia di vita personale di un suo corrispondente.

E’ diretta, Amelie, e divertente quando racconta gli aneddoti di chi la ferma convinta che lei possa fare tutto, anche i miracoli, essendo una sorta di maga del racconto che riesce ad intrecciare le storie più improbabili e personaggi quasi fiabeschi, ma allo stesso tempo atrocemente e sfacciatamente reali.

Tra le tante confidenze fatte da Amelie, ce n’è una in particolare che mi ha colpito e con la quale voglio chiudere il racconto dell’incontro con questa bella persona, prima che bella scrittrice: Amelie ha almeno un centinaio di libri già scritti, potrebbe pubblicarne uno al giorno in questo nuovo anno, ma è lei e solo lei che sceglie quali e quanti pubblicarne, non è il pubblico né il suo editore, ma solo lei, l’autrice. Gli altri li terrà per sé, perché non sono forse ancora maturi o pronti per entrare nelle case di chi, ogni anno nel mese di settembre sa di avere un appuntamento fisso in libreria con l’ultimo libro del favoloso mondo di Amelie Nothomb.

In un campo come quello editoriale, dominato dalla logica del commercio, delle alte tirature, del libro come oggetto e non come dono, mi sembra, quella di Amelie, una scelta che rispetta la qualità di un libro, rispetto alla quantità di carta scritta e magari non letta.

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