Intervista alle campionesse d’Italia 2010

Ho trovato questa intervista fatta, in tempi non sospetti (nel 2010), alle ragazze della Torres Femminile.

Qualche trofeo conquistato dalle ragazze della Torres.

Questa intervista avrebbe dovuto avere come protagonista, Tamara Pintus, la veterana della Torres femminile. La centrocampista sassarese dall’impegnativo numero 10, però, è timidissima. A sostenerla durante quella che per lei è una tortura da Santa Inquisizione, quattro compagne di squadra: Elisabetta Tona, Alessia Fadda, Arianna Criscione e Maria Sorvillo. Alle domande, l’intervistata risponde sì o no. Non concede un monosillabo in più. Già dopo il primo quesito, chiede: “L’intervista è finita?”. Per convincerla ad essere qua, le abbiamo provate tutte. Forse la via giusta è stata quella del campanilismo sentimentale: “Sono del Monte Rosello come te”, le dico. “E quand’ero piccola, vederti passare mentre giocavamo a calcio in strada, per noi bambini era un onore”. Se la beve, anche se abbiamo pochi anni di differenza. Si siede al tavolino di un bar del centro con noi. Le mostro i palmi delle mani: niente registratori vocali. Nascondo penna e block notes: verba volant, tengo tutto a mente. “E ho una memoria a brevissimo termine”. Quest’ultima constatazione, la rassicura.
Quattro volte campionessa d’Italia, Tamara ha iniziato la sua carriera a Sassari e qua la chiuderà, quest’anno. Non si è mai mossa dalla Torres. Se le chiedi perché si ritira dal mondo del calcio, ti risponde in puro stile anglosassone: “Non n’aggiu più gana”.
“La prima frase che le ho sentito dire quando l’ho conosciuta, è non n’aggiu gana” dice con spiccato accento brianzolo Betta Tona, difensore col numero 5, capitano della squadra. “E’ il suo motto”.
Tamara ha trentatrè anni e gioca da quando ne aveva quindici. Ora si vuole fermare e metter su famiglia.
Tamara: “Il mio fidanzato mi sprona a continuare a giocare, ma io, davvero…non n’aggiu gana!”. Sorride. “Beh, l’intervista è finita?”.
Sassari2.0: “No no, dimmi: tu hai vinto tutti gli scudetti della Torres. Qual è stato il più bello?”
Tamara: “Questo”.
Sassari2.0: “Perché?”.
Tamara: “Perché sì”.
Ci pensano le altre ragazze, a compensare le sue poche parole. Quello della Torres è uno spogliatoio affiatato e colorato. Una babele di lingue, in cui Tamara è l’unica indigena del luogo. Tutte le ragazze, però, conoscono strofa per strofa l’inno della Torres. Anche Maiju, la finlandese, Selenia la canadese e Arianna l’americana: sentirle cantare Forza Torres di lu me cori, è un’iniezione di orgoglio sassarese.
Uno spritz ghiacciato in mano, le rende più loquaci. Chiedo alle ragazze se oltre ad essere calciatrici, sono anche tifose.
Tamara: “Lasciamo perdere…Alessia è interista”.
Alessia Fadda, centrocampista col numero 17, annuisce.
Sassari2.0: “Nessuno è perfetto”.
Tamara: “Ed è anche cagliaritana!”.
Alessia: “Non sento questa rivalità tra Sassari e Cagliari”.
Sassari2.0: “E tu, Tamara, la senti?”.
Tamara: “Io sì!”
Alessia: “Ma smettila!”
Tamara: “Vabbè, ora vai fuori e controllati la macchina, visto che è targata Cagliari!”.
Alessia: “Mi sono inserita subito, nello spogliatoio”.
Betta: “Certo: le vogliamo bene. Le infiliamo sempre le scarpe nella lampada a neon dello spogliatoio, a quattro metri d’altezza”.
Alessia è alta 1.60, corre sulla fascia laterale come un furetto: passa tra le gambe delle avversarie watusse e le lascia indietro, ansimanti. Nello spogliatoio, si arrende alla goliardia e cammina scalza. Durante le trasferte, è una delle menti più malefiche che architettano scherzi nei confronti delle compagne più ingenue. E il mister Tore Arca non perdona. Multe per le conseguenze degli scherzi. Multe per i cellulari che squillano mentre lui parla. Multe per chi arriva tardi al campo.
Sassari2.0: “E voi, per quale squadra tifate?”, chiedo alle altre.
Arianna: “Nessuna. Da piccola il Liverpool”. Arianna, portiere con il numero 12, arriva da Los Angeles e si è inserita perfettamente nel circuito isolano. Girano, su facebook, foto che la ritraggono intenta a degustare su casu marzu.
Betta: “Il Milan”.
“La Lazio”, dice la Sorvillo, difensore romano numero 18.
Sassari2.0: “Neanche lei è perfetta”.
Betta: “Giocava nel Bardolino, fino ad un anno fa: la nostra avversaria numero uno”.
Maria: “Ma adesso tifo Torres”.
Alessia: “Certo, però le abbiamo dovuto far togliere le lenzuola gialloblu dal letto”.
Maria: “Ma ce le ho di tutti i colori: anche rosse, blu, verdi, bianche!”.
Alessia: “Sì, ma anche gialloblu: e il gialloblu a casa nostra non può entrare”
Maria: “Io non posso comprarmi neanche le scarpe da tennis con le striscioline gialle e blu: non me le farebbero indossare”.
“Esiste solo il rossoblu”, precisano le compagne.
Sassari2.0: “Rapporti con la Torres maschile?”
Betta: “Nessuno: non ci incrociamo mai. Loro si allenano a Codrongianos, noi a Carbonazzi”.
Sassari2.0: “Rapporti con la tifoseria?”.
Betta: “Sono poco affezionati fisicamente, nel senso che non vengono allo stadio. Però sono orgogliosi: sentono l’amore per i colori rossoblu che sono stampati sulla pelle, oltre che sulla maglietta”.
Tamara: “Ieri al supermercato la commessa ci ha indicate. Le ragazze della Torres! Si sono tutti girati a guardarci: io e Alessia abbiamo preso il carrello e abbiamo accelerato tra gli scaffali, rosse per l’imbarazzo”.
Sassari2.0: “Beh, però è bello che vi abbiano riconosciute, nonostante non siate sempre in copertina o negli spot pubblicitari o nei salotti televisivi”.
Alessia: “Beh, sì, è un grande orgoglio: come torresina e come sarda”.
Sassari2.0: “Qual è la vostra giornata tipo?”
Maria: “Palestra, pranzo, allenamento: tutti i giorni, dal lunedì al venerdì. Poi il sabato giochiamo”.
Sassari2.0: “E la domenica?”.
Tamara: “Casa, divano, telecomando, partita”.
Sassari2.0: “Ancora calcio? Ma non staccate mai?”
Maria: “Siamo tifose: Guida al campionato è un appuntamento imperdibile”.
Sassari2.0: “E quando il campionato è fermo?”
Tamara: “Casa, divano, telecomando, playstation, film, fidanzato. Devo continuare?”
Sassari2.0: “Anche no. Pregiudizi nei confronti del calcio femminile?”
Arianna: “Dipende dalla cultura di base: qua in Italia il calcio è maschile, mentre fuori è femminile. In Inghilterra, Canada, Francia vedi le bambine che giocano a calcio nei parchi”.
Betta: “Qua le vedi con il tutù, a fare danza classica”.
Alessia: “I genitori per primi, ostacolano le bambine che vogliono giocare a calcio”.
Sassari2.0: “Quindi, in Italia è considerato un passatempo, più che un lavoro?”.
Betta: “Sì. Spesso ci chiedono: ma vi pagano?”.
Sassari2.0: “Appunto: vi pagano?”.
Betta: “Sì, in base al curriculum, al rendimento e altre cose”.
Sassari2.0: “Voi siete in serie A: vi pagano quanto i vostri colleghi della serie A maschile?”.
Betta: “A noi danno un piccolo rimborso”.
Sassari2.0: “Quanto, in soldoni?”.
Betta: “C’è un tetto massimo di 7.500 euro”.
Sassari2.0: “Ah, però!”.
Alessia: “Mica al mese!”.
Sassari2.0: “Ah, no?”
Betta: “No! In dieci mesi”.
Sassari2.0: “E i colleghi della maschile, guadagnano miliardi: quando appendono le scarpe al chiodo vivono di rendita e voi invece dovete trovarvi un lavoro a quarant’anni”.
Betta: “Sì, però questo è un lavoro che ci piace. E’ stancante, soprattutto fisicamente, perché spesso ci facciamo male. Ma allo stesso tempo non lavoriamo in miniera, non possiamo lamentarci”.
Tamara: “A me stanca viaggiare: correre da una parte all’altra dietro gli aerei e poi i viaggi in pullman…”.
Sassari2.0: “Non n’aggiu più gana?”.
Tamara: “Brava!”.

Silvia Sanna

[dall’ultimo numero del mensile Sassari2.0]

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