Svuoto la mia soffitta mentale.

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Credo di essere un’anima irrequieta e iperattiva, che ha bisogno di stimoli nuovi ogni trenta secondi. Salvo poi impazzire perché non riesco a stare dietro a tutto e a tutti.

(questo è un messaggio subliminale per chi mi tartassa per chiedermi qualunque cosa. Lo dico qua: non ho tempo, davvero. Fosse per me, mi reincarnerei pure in Madre Teresa di Calcutta, ma ho una vita mia da portare avanti e organizzare, non posso farlo anche con le vite degli altri. Sarà che sono abituata a non chiedere nulla a nessuno e a cavarmela o a non cavarmela)

Dicevo: il mio animo irrequieto mi porta, di tanto in tanto, ad aprire le mie finestrelle cerebrali e far entrare aria fresca, nuova, pulita. E, naturalmente, a far uscire l’aria stantìa, irrespirabile, dannosa. I cosiddetti ‘rami secchi’, per usare un termine preso in prestito dal giardinaggio.
In questo caso, però, visto che per me sono giorni di casalinghite forzata (causa influenza) mi piace usare un termine inglese appreso da poco: decluttering. Significa ‘buttar via ciò che ingombra’. Le amicizie finite non sono incluse a livello fisico ma a livello mentale sì, idem gli ex fidanzati. Sulle (ex) suocere ci si può ragionare, invece.

Mentre scrivo, mi guardo attorno. Sono a casa dei miei, nel pieno dei lavori di ristrutturazione di un impianto elettrico che rischiava di fare di noi un bel piatto di arrosto morto.

(questo lo dico solo perché volevo trovare una scusa per mettere in mezzo le mie amiche veg Alessandra e Sara citando cadaveri a casaccio)

Alla mia destra, una piccola scrivania da pc inutile, perché il pc lo uso sul tavolo o, come ora, tenendolo sulle gambe perché sono sdraiata sul letto tipo bradipo, sempre per via dell’influenza.

(non è vero: mi è passata quasi del tutto ma oggi mi sono presa una serata di relax post elettorale, per smaltire i rifiuti)

Sulla scrivania ci tengo libri, quaderni, quadernini, block notes (sono una maniaca della carta e di qualunque superficie su cui prendere appunti. Da piccola scrivevo sulle pareti nascoste dalle porte).
Alla mia sinistra, un altra scrivania da pc, più grande, sulla quale giace il vecchio pc (ora di proprietà del mio vecchio, anche se non lo sa accendere, ma rivendica l’usucapione. Parola alla quale avrei messo almeno due doppie, da buona sarda, ma che con mia grande delusione non ne contiene neanche una).
Questa scrivania contiene cd – una quarantina in tutto – originali,  preziosi e una pila di cd masterizzati con milioni di foto dentro.
Nella mensola inferiore c’è una stampante, una delle mie tante stampanti che non funziona: ma solo perché non ho mai capito come si cambiano le cartucce e finisce sempre che le strappo violentemente e allora la stampante, non so perché, smette di stampare.

Davanti a me, una scrivania/libreria. Ci sono ancora gli adesivi con la faccia di Eros Ramazzotti che ha attaccato mia sorella almeno trent’anni fa, due figurine di Robbie Williams (sono stata 14enne anche io) e un poster di Alex Del Piero. Niente ironia, sono permalosa quando si affrontano certe tematiche serissime.
Sui ripiani di questa scrivania (ora vuoti causa trasloco) ci tenevo gran parte dei libri in mio possesso, ancora quaderni e quadernini, e oggetti da etichettare come “ricordi inutili”. Un tappo di bottiglia stappato durante un Capodanno speciale, la boccetta vuota del profumo di una persona altrettanto speciale, qualche foto, degli oggettini imbarazzanti come paperelle di ceramica o angioletti di vetro (regali, anch’essi, speciali). Insomma: tutti gingilli ad alto tasso romantico che vorresti infrangere contro la parete al momento delle pulizie.
Nel cassetto della scrivania: il caos. Ho trovato cose (documenti, scritti, foto, macchine fotografiche, videogames, bracciali, ciucciotti, cellulari, negativi fotografici) che voi umani, se non foste come me, avreste già buttato da tempo. Perché sono assolutamente inutili, spesso rotti, e prendono spazio.

(ma lo so bene che se state andando avanti con la lettura, oltre ad essere masochisti probabilmente siete anche dei “maledetti conservatori sentimentalisti” come me)

Appena i muratori hanno messo piede in questa stanza, ho dovuto svuotare le scrivanie per alleggerirle: finalmente mi si presentava l’occasione di fare pulizia. Di fare delle scelte, alleggerire il bagaglio dei ricordi, degli oggetti poco utili, delle paperelle preistoriche che neanche Konrad Lorenz.
E’ stata una sofferenza, e gran parte del contenuto è finito…in una scatola.
Forse due.
Scatole che ora sono finite…in soffitta.
Non ce la posso fare, a liberarmi di quel bagaglio. Non ce la posso fare, se non per gradi. Certo: a livello muscolare e intellettivo, fare venti scalini verso il basso e trenta passi verso il cassonetto è sicuramente più normale che fare cinquanta scale verso la soffitta, aprire due porte e trovare uno spazio che non sia ancora stato riempito dai miei ricordi.

(mi è capitato di vedere la pubblicità spaventosa di un programma altrettanto spaventoso che si intitola, mi pare “Sepolti in casa”. Americani obesi che conservano tutto, ma proprio tutto, anche le bucce di banana e le suocere morte da vent’anni. Ecco, io non arrivo a quei livelli, volevo solo rassicurarvi. Io conservo solo roba senza vita propria, senza cuore, senza sentimenti: quelli ce li metto tutti io, ma proprio tutti)

Tant’è: nei prossimi giorni, appena avrò il tempo e la forza, percorrerò quei cinquanta gradini che mi separano dai ricordi e mi rinchiuderò per qualche ora nel posto che fin da piccola mi fa sentire un po’ esploratrice e un po’ casalinga: la soffitta.

(sono messa bene, eh)

Due delle tre scrivanie, cercherò di rivenderle. Idem per due delle tre stampanti. Qualche libro l’ho già venduto (di quelli che, tornando indietro, non prenderei in prestito neanche alla biblioteca comunale). Rovisterò tra i dieci (forse venti?) scatoloni che contengono solo cose mie, quasi tutta carta e tantissime fotografie, e deciderò cosa farne. Esiste la tecnologia, oggi, e per questioni di spazio (che non è mio, ma dei miei. E quello mio è ristrettissimo) zipperò tanti ricordi. Altri li butterò. Altri ancora li lascerò lì, a riempirsi di polvere, rimandando il confronto con loro tra chissà quanti anni.

In chiusura, rubo la dichiarazione dello psicologo Davide Algeri al Fatto quotidiano:  “Ognuno di noi associa emozioni positive o negative agli oggetti che fanno parte della propria vita, che siano foto, vestiti, soprammobili. Più questi sentimenti sono forti (basta pensare al regalo di un ex partner, al vestito della laurea, alla foto di un amico partito per un’altra città), meno è facile distaccartene”.

Ajò, guardatevi attorno e iniziate a fare circolare aria nuova anche voi, così ci consoliamo a vicenda!

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2 pensieri su “Svuoto la mia soffitta mentale.

  1. Mi piacciono sempre molto i post che mi aiutano ad immaginare il luogo in cui lo scrivente, appunto, scrive. E tu ci sei riuscita (per quanto quell’arrosto morto… 😀 ).
    Io sono un’accumulatrice compulsiva ma a causa di molteplici traslochi (alcuni piuttosto repentini) ho dovuto sacrificare molti dei bigiascioli che mi trascinavo di scatola in scatola, di anno in anno.
    Ora sto meglio, casa nuova vita nuova, quindi aria pulita.
    Ne riparliamo fra un paio d’anni 😉

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