Stop me now!

Sono a pochissimi passi dal mare, c’è un sole cocente, è Luglio e mi sento in colpa.

Non ho fatto niente per esserlo, ma lo sono comunque. Abituata ai ritmi serrati e a rincorrere pullman che partono o troppo presto o troppo tardi, emotivamente provata da incontri, parole, mani che si sfiorano, abbracci e risate…quando mi fermo – e mi fermo raramente – mi sento in colpa.
Sono forse una delle peggiori figlie di una società che corre all’impazzata verso chissà cosa e non riesce più a fermarsi? Forse. Sta di fatto che questo atteggiamento multi-tasking è, se non logorante, perlomeno stancante.

In questi ultimi mesi ho visitato almeno venti tra paesi e città: ho girato in lungo e in largo per l’isola che amo dannatamente e dalla quale non riesco a staccarmi. Dannandomi, forse.
Ho fatto in tempo a fare un giro velocissimo in ogni località per portarmi dentro scorci, profumi, sguardi, odori. Ricordi concreti al di là dell’emozione della presentazione, che è più o meno la stessa in ogni luogo: deicata e devastante allo stesso tempo.
Ho conosciuto donne che mandano avanti la cultura di un paese, e altre che contribuiscono al suo disfacimento. Lavoratrici indefesse che non conoscono orari né giorni, e per le quali il sole e la luna ormai hanno la stessa fisionomia. Ne ho conosciuto altre che dovevano tornare presto, puntualmente e assolutamente a casa per preparare la cena al consorte, perché alla sottomissione di certe donne non bastano neanche i quattro salti in padella (non me ne vogliano le donne che scelgono di cucinare con amore per i loro mariti: io non parlo di scelte, ma di “imposizioni”: sociali, culturali, mentali. Rendiamoli indipendenti, questi uomini!). Ho parlato con persone di tutte le età e accenti possibili e ho pronunciato con un velo di tristezza frasi come “Qua solo i turisti ci salveranno”. Ho fatto presentazioni con sei persone, di cui tre lombarde e una veneta. Ho firmato un libro a un turista tedesco che è entrato in biblioteca alle 19 spaccate e ha dovuto aspettare quindici minuti in attesa di una manciata di sardi che ormai fanno del quarto d’ora accademico di ritardo, un obbligo morale: nella dedica ha voluto che scrivessi “Giovane editrice sarda”. Ho chiacchierato con una francese che ha scelto di vivere in Gallura e ha seguito con attenzione tutta la presentazione. Ho raccontato storie a due sordi (o non udenti, se qualcuno preferisce) che dopo aver inserito l’apparecchietto nelle orecchie hanno ascoltato con estrema attenzione, a differenza di alcuni che invece ci sentono benissimo ma non sanno ascoltare. Ho visto donne con il viso rigato dalle lacrime, alcune per le risate e altre per la struggente storia di Giulietta. Ho visto, ma ho soprattutto sentito: sentito la voglia di condividere storie di vita forti, dolori che non sempre si riesce a guardare in faccia, risate soffocate, pensieri pe(n)santi, voglia di condividere momenti con pochi compagni di viaggio che non hai scelto, ma che la fortuna ti ha messo accanto.

Ci vediamo sabato a Putifigari, un’altra delle splendide biblioteche del Sistema Coros Figulinas, un gruppo composto quasi esclusivamente da donne che cito sempre come esempio di professionalità e umanità. E non lo dico (solo) perché tutte le bibliotecarie che ci lavorano cucinano benissimo. A Putifigari sarò con uno dei lettori più forti che io conosca, che di mestiere fa il libraio (e no, non è mica scontato che un libraio sia un lettore forte, anche se permettetemi di fare la campanilista: qua in Sardegna abbiamo dei librai con i contro…libri, davvero) Massimo Dessena. Presenteremo insieme un gran bel libro, “Ogni animale muore nella tana”, di Alessandro Stellino: critico cinematografico nuorese che vive a Milano. Ho conosciuto Alessandro a Venezia, dopo la proiezione di “Pugni chiusi”(il docufilm di Fiorella Infascelli sull’occupazione dell’Asinara, in cui compaio come autocarcerata insieme ad alcuni operai della Vinyls), dopodiché nell’arco di una settimana l’ho rivisto a Roma, a Nuoro, ovunque, tanto da crederlo uno e trino. Chiunque dei tre abbia scritto “Ogni animale muore nella tana”, ha fatto davvero un bel lavoro: mi porto questa storia dentro da giorni, la annuso nell’aria di questi ultimi giorni di Luglio. L’editore del suo libro è “Il Maestrale”, una casa editrice nuorese che amo molto (però basta con le ombre in copertina, da bravi) e con la quale ho avuto la fortuna di pubblicare (“100 giorni sull’isola dei cassintegrati”).

Poi ci vediamo anche il 31 a Porto San Paolo per l’ultimo reading estivo di “Giulietta prega senza nome” di Elena Torresani (Voltalacarta Editrici).

E poi…finalmente un po’ di riposo. Continuerò a lavorare, ma a casa, mi sposterò il meno possibile (dal divano alla spiaggia, magari) e cercherò di recuperare energie perché a Settembre uscirà il nostro nuovo libro. Il titolo provvisorio è “Mi girano le ruote” ed è uno dei libri più divertenti, irriverenti, cinici e amari che io abbia mai letto (parlo da lettrice, eh).

Buon fine Luglio.

Immagine

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...