Un’agnostica in Terra Santa: sbaglio sempre strada, io.

Qualche anno fa un’amica mi disse: “Sei stata per un mese in una tendopoli a L’Aquila, poi su un’isola semi-deserta a occupare un carcere abbandonato insieme a un gruppo di operai. Ma tu per riposarti dove vai, sulla Striscia di Gaza?”

Le risposi che mai e poi mai sarei andata in quei territori, perché mi terrorizzava solo l’idea di passarci vicino. L’ignoranza spaventa. I telegiornali italiani di più. E ancor di più un padre che ogni giorno ti riporta la conta dei morti.

Ora, coerentemente con quanto detto, mi preparo a partire.

Io viaggio, viaggio molto, viaggio sempre, spesso solo con la fantasia. Questo viaggio lo sogno da quasi dieci anni, da quando ho conosciuto Lavinia, la sua voce, le sue canzoni e il suo impegno sociale con l’Associazione Ponti non muri. Da quando ho visto i visini dei piccoli ospiti dell’orfanotrofio di Betlemme, da quando ho conosciuto le loro storie, da quando ho visto le foto di un muro in costruzione, da quando ho iniziato a non volgere più lo sguardo altrove per evitare di stare male. Più che un sogno, un incubo. Ma gli incubi si superano solo toccandoli con mano.

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Io viaggio, sì, viaggio molto: e anche una tratta come Sassari-Tempio per me diventa un viaggio, con tutti i crismi del viaggio, soprattutto emozionale. Ogni sfumatura di colore, ogni odore e ogni scorcio, è un’avventura: anche se dura un’ora e venti e si svolge nella mia stessa terra. 

Otto giorni tra Israele e Palestina, saranno un viaggio incredibile. Non tanto per la distanza, per i panorami da sogno e quelli da incubo. Saranno gli incontri a trasformare questo viaggio in un’avventura. E l’unica cosa che mi fa passare un po’ del timore che mi assale da mesi, è la speranza che ogni incontro che faremo, sarà un piccolo seme da curare una volta tornate in patria, in Sardegna.

Coccoleremo i bambini dell’orfanotrofio di Betlemme e suor Maria, la piccola e battagliera suorina sarda; raccoglieremo voci di pace; vedremo il deserto e il mar Morto, i mercati, le chiese, le moschee, le strade, i tetti di Gerusalemme, i ceck-point, il cibo, i visi, i sorrisi e i muri.

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Vedremo le persone, tante, di ogni colore e religione, palestinesi e israeliani. Senza preconcetti, mai per fare le cose contro, ma sempre per.

Spero di potervi raccontare tutto bene bene al mio ritorno.

Spero.

Di.

Tornare.

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