Per costruire la pace serve un’informazione corretta e imparziale

[Comunicato stampa dell’Associazione Ponti non muri: perché per fortuna nella vita esistono persone molto più moderate di me, io vorrei urlare]

Ci sentiamo di esprimere il più sentito e profondo dolore per l’orribile uccisione dei tre ragazzi israeliani rapiti e uccisi lo scorso 12 giugno in Cisgiordania. Nello stesso identico modo esprimiamo il più sentito e profondo dolore perché che da quel momento almeno 10 palestinesi sono stati orribilmente uccisi (tra cui 4 ragazzi da 7 a 23 anni), 566 arrestati (tra questi anche donne incinte, bambini, vecchi, 20 deputati, giornalisti, studenti universitari), 791 case attaccate e depredate, la città di Gaza bombardata 3 volte. Solo durante i primi 10 giorni di giugno ben 17 minorenni palestinesi (il più piccolo ha 13 anni e il più grande 17) sono stati rapiti e incarcerati senza motivo..

Tutto questo è avvenuto, come sempre, con un’enorme cassa di risonanza e moto di indignazione rispetto alle vicende che vedono vittima Israele, e nel silenzio più assordante che accompagna gli indicibili soprusi e ingiustizie che il popolo palestinese subisce quotidianamente, in nome di un sempre più malcelato alibi di sicurezza.

Siamo convinti che, se si vogliono gettare piccoli semi di una pace percorribile, sia indispensabile imparare a comprendere a fondo radici, fatti, comportamenti e responsabilità del conflitto tra Israele e Palestina, per quanto complesso possa essere. Perché questo accada diventa però imprescindibile un sistema di informazione pubblica che sia più professionale, oggettivo e indipendente, non fazioso, che sia all’altezza di quel ruolo così delicato.

Senza un’informazione libera e imparziale resteremo sempre in balia dell’onda emotiva del momento, nell’unica versione resa fruibile, che è quella sapientemente pilotata dal più forte, senza sapere mai che cosa c’è dietro. Senza riuscire più ad accorgerci che è sempre l’ingiustizia a richiamare nuova ingiustizia, l’odio a ispirare nuovo odio, fino a che uno dei due “mali assoluti” non sarà definitivamente debellato.

Attenzione. Comprendere non significa in alcun modo giustificare atti inqualificabili come la barbara uccisione dei tre ragazzi israeliani o quella altrettanto barbara dei dieci ragazzi palestinesi. Significa affrontare alla base il problema e individuare, con l’appoggio di un’opinione pubblica correttamente informata, percorsi di pace che restituiscano giustizia, dignità e libertà a coloro ai quali è stata sottratta.

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