Una valigia piena di strade

“Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti porterei
nel fazzoletto di cotone e profumo
nel fazzoletto ti nasconderei
dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano, che non vede nessuno,
e con la mano ti accarezzerei”.

(“Dentro la tasca di un qualunque mattino”, Gianmaria Testa)

 

Ho preso una valigia e ci ho messo dentro quattro cose.

[Le lettrici capiranno al volo l’entità di quelle “quattro cose”. I lettori non potranno capire: il loro bagaglio si limita a un marsupio]

Poi ne ho preso un’altra, più grande, e ho messo dentro altre quattro cose, così fanno otto e mi sento molto più sicura.
Sia chiaro, ci ho messo dentro solo cose indispensabili: vestiario, scarpe comode, quaderni e la bandiera della Palestina.
E poi il portatile, la discografia di Gianmaria Testa, un libro da presentare, uno nuovo da scrivere, mille da leggere, una decina da studiare.

Violet tra i bagagli

Violet tra i bagagli

[Sì: studiare. Faccio outing: mi mancano 3 esami per specializzarmi. Mi mancano da circa 4 anni, credo, forse 5. Potete consolarmi anche voi dicendomi: “Ma nel frattempo hai fatto tante altre belle cose”, e anche a voi risponderò: “Sì, ma intanto l’Università di Sassari ha costruito nuove sedi con le mie tasse”]

Comunque: parto. Cioè, non è che parto per chissà dove, diciamo che mi trasferisco.
Chi mi conosce, sa che ho una concezione di “casa” che va al di là dell’architettura. Casa è dove sto bene, casa è dove mi sento me stessa anche se nessuno sa chi sono. Soprattutto, se nessuno sa chi sono. Non sono ‘quella che scrive libri’, ‘che edita libri’, ‘che fa la maestra’, ‘che ama il calcio femminile’, ‘che è amica di quello e di quell’altra’. Sono una tra tanti, una nessuno e centomila, una tabula rasa che si nutre di storie, emozioni, incontri, luoghi.

“Un luogo è protagonista con te della tua storia, ti completa, ti cambia” dice la mia amica Valentina. Ci sono luoghi che ti trovano uno spazio, lo trovano solo per te.

Il colore del silenzio.

Il colore del silenzio.

Armata di bagagli, libri, curiosità, un pizzico di paura e mille idee, mi trasferisco in quello che ora è “il mio posto” e da lì continuo a lavorare e studiare. Molta natura e poca connessione internet, nuovi amici, esperimenti culinari, una stanza da arredare, il treno, le mucche, i cavalli, lo stagno, il mare, le montagne, vicinissima al cuore della mia isola.

Inizia un nuovo viaggio, e sono contenta.

(Faccio la veggente e ti anticipo: sì, io posso lavorare dove e come voglio e tu no. Ciuppa. Giusto per chiudere in poesia)

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