Il profumo del buio

Non sapevo che il buio avesse un profumo. Sa di vaniglia, e te lo porti dietro finché non esplode la luce.

L’ho scoperto qualche giorno fa, a Barcellona, con tre splendidi compagni di viaggio. Tra paella e passeggiate, tapas e risate, abbiamo ritagliato qualche ora per un’esperienza che ci incuriosiva e un po’ spaventava.
Ormai da qualche anno le associazioni di non vedenti organizzano cene al buio, concerti, incontri sociali che anche solo per qualche ora possano far vivere un’esperienza che per alcuni resta una cosa da raccontare e per altri da vivere ogni giorno. Dans le noir, invece, è un ristorante interamente dedicato a questa esperienza sensoriale e sociale. Sì, anche sociale, perché ci si affida totalmente alla fiducia di un cameriere sconosciuto, oltre che dei propri compagni di viaggio.

1358534131_0

All’entusiasmo della scoperta di Dans le noir è seguita un po’ di perplessità, relativa alla paura che si trattasse di un’operazione commerciale. Dubbi fugati da alcune interviste ai gestori del locale, e ai camerieri – non vedenti e ipovedenti – che lavorano lì come guide e camerieri.

Così siamo arrivati in Paseo Picasso, con un pizzico d’emozione e la sensazione di essere, come dire, un po’ invadenti. Bucare l’oscurità perché curiosi. Cosa resterà, poi, una volta fuori dal ristorante? A cosa sarà servito, se non a raccontarlo agli amici?
Ora so a cos’è servito questo ingresso nel nero più nero.

Tarjeta-Dans-Le-NoirDopo aver lasciato gli effetti personali e qualunque oggetto che potesse emanare luce (il mio sogno: cenare senza cellulari a tavola!), abbiamo bevuto un aperitivo di benvenuto alla reception e comunicato – su richiesta del personale – le pietanze che ci potevano causare allergie. Non siamo riusciti a convincere la receptionist che per uno di noi – il maschio, ovviamente – i capperi sono quasi pericolosi come le fave per un fabico. Pericolosi nel senso che se ne mangia anche uno solo, potrebbe vomitare per un mese intero. Lo sapete, no, come sono gli uomini rispetto alla salute?

(voce fuori campo: “Allora tu sei un uomo!”)

Poi, finalmente, abbiamo conosciuto Josè: la nostra guida, il nostro cameriere, i nostri occhi nell’oscurità. Josè è cieco da quattro anni, quasi totalmente cieco. La prima della fila poggia una mano sulla sua spalla, e a seguire gli altri si dispongono in fila indiana, sempre con la mano sulla spalla di chi lo precede. Capiamo il significato di “Esta es la cortina” solo quando un velluto morbido ci sfiora il viso: la cortina, una tenda pesante, nera, ci separerà per almeno un’ora dalla luce.
Il buio è fitto e seguiamo la voce di Josè, vellutata come la cortina, rassicurante. Una voce morbida, alla quale mi viene da attribuire un colore: la voce di Josè è arancione. Andiamo verso sinistra, poi una piccola discesa e a destra. Ci troviamo direttamente davanti al tavolo, e Josè mano nella mano accompagna ognuno di noi davanti alla propria sedia. food4
Prendiamo posto e cerchiamo di abituarci alla più completa oscurità, neanche una luce sottile, nemmeno un minuscolo led. Solo il profumo del cibo e le voci degli altri clienti. Riconosciamo immediatamente quella di Josè – come ci si aggrappa facilmente all’unica luce, immersi nel buio – che ci annuncia che porterà i nostri piatti. Tastiamo l’ambiente, i tavolini quadrati a destra e sinistra, le posate, il bicchiere e il tovagliolo (lo immagino color senape), cerchiamo di capire come siamo disposti, chi c’è accanto a noi, quanto sono lontani gli altri clienti, se c’è un muro, dove potrebbe essere l’uscita.
Poi arriva Josè con le bibite, acqua per due e vino per gli altri due. “Bevo dalla bottiglia!” “Ma no!” “E come faccio a versare l’acqua dentro il bicchiere?”. Non credo di aver mai assaporato prima l’acqua, la sua freschezza, l’odore del vetro.
Josè ci porta i piatti e lì inizia quello che potrebbe essere un gioco o un lucidissimo viaggio sensoriale nel gusto, nel tatto e nell’olfatto. Abbandoniamo subito l’idea di utilizzare le posate (“Ho già portato la forchetta vuota tre volte verso la bocca!”), tastiamo ciò che abbiamo nel piatto e lo portiamo alla bocca. Lo assaporiamo. Immaginiamo. Salmone. Salsa di pesce. “C’è l’aglio, sì, forse c’è un po’ d’aglio. E questo rotolo croccante tipo sfoglia, cos’è?”, “Io non ce l’ho”, “Non è possibile, i piatti sono tutti uguali”, “Forse ce l’ho, ma non lo trovo…”.food3

Parliamo durante tutta la cena, tra le voci degli altri clienti (perché la gente che vede, quando non vede, parla urlando? Per rafforzare un senso, non avendone a disposizione un altro?), ci confrontiamo continuamente, e non solo sul menù. Parliamo delle sensazioni che proviamo, ci chiediamo che differenza faccia mangiare ad occhi aperti o chiusi (inconsciamente e automaticamente viene da tenerli aperti) e incredibilmente ci abituiamo con facilità al buio.
Avevano ragione a descriverla come un’esperienza sociale, oltre che sensoriale: è un momento di condivisione totale, durante il quale ci si sente quasi nudi, spogli, senza alcun imbarazzo, mangiamo con le mani, ci muoviamo goffamente, non sappiamo da dove proviene esattamente la voce che ci parla, non sappiamo come siamo seduti e con chi, non sappiamo quello che stiamo mangiando ma lo stiamo comunque assaporando. Ci stiamo fidando assolutamente: di Josè, di noi, del buio.

Dans le noir si trova a Barcellona, Parigi, Londra e San Pietroburgo. A Parigi e Bordeaux, inoltre, ci sono anche dei centri benessere fondati sulla stessa filosofia.

Vale la pena di assaporare il buio, per svegliare gli altri sensi e capire come si muove chi ogni giorno lo vive.
E lasciarsi guidare, in totale fiducia, dalle voci di Josè, Pilar, Hector e Marta.

Questo il sito.

Qua, il video. 

p.s. alla fine della cena, quando uscirete dalla stanza investiti dalla luce, potrete vedere sul menù le pietanze che avete mangiato. Resterete stupiti dalle vostre papille gustative così abituate alla fretta, da non riuscire a capire esattamente ciò che assaporano.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...