Sono stata giovane anche io

Voi ridete, ma davvero noi ci divertivamo con poco, quasi con nulla.

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Aspettavamo con emozione le feste: tutte quelle che c’erano sul calendario e anche quelle che non c’erano. Non avevamo bisogno di segnarle, perché ce le ricordavamo e contavamo i giorni perché passassero più in fretta. Perché in quei momenti potevamo stare tutti insieme, in allegria, e mangiare tanto e bene!

Aspettavamo Marzo: quel mese che tu temi per l’allergia al polline. Altro che allergia al polline! Noi correvamo in mezzo ai campi e ai rovi, e se ci venivano gli starnuti o avevamo le gambe graffiate, pazienza, l’importante era correre e divertirci. Quindi starnutivamo, correvamo con le gambe graffiate ma eravamo felici.

Siamo stati giovani anche noi, cosa credi?

A Marzo il sole era già caldo, e andavamo in campagna, maschi e femmine insieme. Andavamo a divertirci con poco: con i fiori, un pallone di stracci e un poco di vino, ma vino buono. E ogni tanto qualcuno tirava fuori dalla tasca un’armonica a bocca, e iniziava a suonare. Quell’armonica faceva più musica di un’intera orchestra, perché tutti gli altri suoni che non c’erano, li facevamo noi: con le mani, con la bocca, con le pietre e i pezzetti di legno.

Poi arrivava Maggio, ed era sempre festa, anche quando non era festa. Maggio ci metteva allegria: l’estate era ormai vicina e il profumo del mare veniva a bussare alla porta. E noi ricambiavamo la visita, e riempivamo la spiaggia di coperte e tovaglie, un’enorme tavola apparecchiata su cui mangiavamo ricci freschi e prendevamo il sole.

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Q

ualche notte, quando i nostri genitori lo permettevano, restavamo in spiaggia e accendevamo un piccolo fuoco. Era l’ora dei racconti, e delle piccole janas che uscivano dalle nostre storie per saltellare sulla sabbia insieme alle pulci d’acqua. La luna era più gialla, quando eravamo giovani, e sorrideva più spesso. Guardala adesso, se riesci. Quando non sono i lampioni a spegnerla, puoi vederle il sorriso, ma non è il bel sorriso che aveva prima, adesso è un sorriso triste. È invecchiata come noi, la luna, e certe volte a noi vecchi, come alla luna, qualcuno spegne la luce.

Ma io d’estate vado ancora a fare una passeggiata in spiaggia, di notte, se la luna e le mie gambe stanche me lo permettono. E cerco ancora quelle piccole janas che come pulci d’acqua saltano sulla sabbia, raccontando storie ai pesci senza coda e ai granchi molli. Mi siedo sulla sabbia e guardo la luna. Le chiedo perché ha un sorriso così spento, ma non mi risponde mai. È vecchia e sorda anche lei. Allora torno a casa, nel silenzio morbido delle stelle, e mi siedo ad aspettare che arrivi il sole. Lui sì che parla ed è pieno di luce, lui non si spegne mai, neanche per noi vecchi, neanche per i nostri occhi stanchi. Non si spegne mai, il sole: è sempre lì, pronto a riscaldare per noi anche una culla di terra.

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