Wiam del deserto

Questa è la storia di Wiam del deserto.

Quando la vedi per la prima volta, non puoi non chiederti quanto siano grandi e profondi i suoi occhi.
Ha un viso paffuto color oliva, racchiuso da una cornice di capelli lisci e neri. Il naso appena schiacciato e denti bianchi e grandi che si inseguono caoticamente in una simmetria tutta loro.

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Wiam ha quattro anni e due occhi sfacciatamente belli, di quel colore che sono in Palestina puoi vedere.
Nel suk di Betlemme, tra le strade di Gerico e lungo la moschea di Gerusalemme, non sapevo più dove guardare, chi guardare. Anche sui visi irregolari, spigolosi, invecchiati prima del tempo, quegli occhi così verdi, così profondi, così dolci, sono disarmanti.

Ecco, gli occhi di Wiam sono esattamente così. Enormi, verdi e profondi. Si chiudono solo per timidezza o per accompagnare un sorriso largo.
Sono gli occhi di una bambina felice.
Una bambina del deserto.
Una bambina tra le bombe e i ceckpoint.

Wiam era addormentata accanto alla madre, quando l’hanno trovata. Con la mano sul petto della donna che l’aveva partorita qualche tempo prima, cercava calore da un corpo ormai freddo.
Wiam è stata raccolta dalla strada appena in tempo, perché le zampe di un cane affamato possono diventare ali.

La sua nuova famiglia è allegra, colorata, numerosa. Ogni giorno un fratello nuovo da conoscere, ogni anno qualcuno da salutare.
Quando due futuri genitori posano le mani sul vetro e guardano dentro la nursery, Wiam si nasconde dietro quella che è stata la sua culla. Ora tra le lenzuola pulite e le apine di pezza, dorme Leyla, e fa sonni agitati. Quattro giorni fa l’hanno portata le guardie, dopo averla trovata a ridosso del muro. Quel gelido, grigio, doloroso muro.

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Wiam resta nascosta sotto la culla finché le inservienti non spengono le luci e dopo aver messo i bambini più piccoli a letto, si accorgono che l’orso di pezza di Wiam sta dormendo da solo.

Sanno dove trovarla e sanno come convincerla a tornare a letto. La sua amichetta Maryam andrà nella nursery, si inchinerà fino a scorgere il verde degli occhi di Wiam, e insieme torneranno nella cameretta, mano nella mano.

È già la terza volta che due giovani sposi arrivano da Jenin per portare via con loro Wiam, e darle una nuova famiglia. Avrebbe anche un fratellino più piccolo, Youssef, che ogni volta le porta un giocattolo nuovo per conquistarla.
Ma Wiam piange, si nasconde, si aggrappa alle gonne delle volontarie e non vuole lasciare l’orfanotrofio.

Non vuole lasciare ancora una volta la sua famiglia, quei fratelli e quelle sorelle scampati alle bombe e ai cani randagi.

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