L’ultimo sioux

All’Asinara, l’indigeno è Enrico Mereu. Lineamenti da indiano d’america e sangue sardo. È lui, l’ultimo sioux della riserva. Vive qua da trent’anni e considera quest’isola “la madre che mi ha allevato”. Prima come guardia carceraria e ora come artista.
Enrico ha pellegrinato per quindici carceri, prima di approdare all’Asinara. La prima esperienza di lavoro è stata a Biella: oltre a vegliare sui detenuti, teneva per loro dei corsi di pittura. La scultura era bandita: gli attrezzi per scolpire potenzialmente pericolosi.

Enrico Mereu (foto tratta dalla sua pagina Facebook)

Enrico Mereu (foto tratta dalla sua pagina Facebook)

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Pranziamo al campo rom?

Tutto è iniziato durante la riunione di redazione di una piccola e brillante rivista: attorno a un tavolo carico di birra artigianale, al momento di proporre i pezzi, uno di noi – lo chef – dice: “Io vado a pranzo al campo rom“, la giornalista rivoluzionaria ribatte “Io scrivo un pezzo sulla storia dei rom!” e io, neanche a dirlo: “Voglio conoscere i bambini!”. Continua a leggere

Wiam del deserto

Questa è la storia di Wiam del deserto.

Quando la vedi per la prima volta, non puoi non chiederti quanto siano grandi e profondi i suoi occhi.
Ha un viso paffuto color oliva, racchiuso da una cornice di capelli lisci e neri. Il naso appena schiacciato e denti bianchi e grandi che si inseguono caoticamente in una simmetria tutta loro.

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Jona ha un cuore palestinese

Jona ha un cuore palestinese. Non singhiozza più come quello vecchio, ma scandisce il tempo che finalmente per lui si è fatto infinito.

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A sentirlo bene pare che canti, questo nuovo cuore, seguendo un ritmo sconosciuto, come di darabouka e battiti di oud. Gioisce davanti ai fiori di zafferano, al cielo terso, alle gobbe dei cammelli. E quando vede il mare ballare la sua danza, diventa leggero. Come se al suo posto, al posto di quel piccolo cuore, ci fossero sabbia, refoli e sussurri che profumano di sale. Continua a leggere

Qua non volano aquiloni

Questa è la storia di tre fratelli orfani di padre, di una donna vedova a 55 anni e di un villaggio a pochi chilometri da Ramallah, in Palestina.

Bassem

Bassem

Bassem ha trent’anni, e ama far volare gli aquiloni.
Vive nel villaggio di Bil’in, spaccato in due dal Muro, quel maledetto Muro che viene definito uficialmente “barriera di separazione” ma che concretamente ruba le terre, le case e i sogni dei palestinesi. Continua a leggere

Habib ha una pallottola nel cuore

Questa storia è stata ispirata da un incontro, dagli occhi tristi di un ragazzo, dal suo sorriso e dalle rotaie che gli fanno da letto.

Habib è stato il primo ad entrare in aula, con il suo gilet nero sopra una camicia in jeans ben stirata. Ha occhi neri e lucidi, due buchi d’infinito. Un infinito svuotato di ogni colore in uno squarcio di deserto. Continua a leggere

Il profumo del buio

Non sapevo che il buio avesse un profumo. Sa di vaniglia, e te lo porti dietro finché non esplode la luce.

L’ho scoperto qualche giorno fa, a Barcellona, con tre splendidi compagni di viaggio. Tra paella e passeggiate, tapas e risate, abbiamo ritagliato qualche ora per un’esperienza che ci incuriosiva e un po’ spaventava.
Ormai da qualche anno le associazioni di non vedenti organizzano cene al buio, concerti, incontri sociali che anche solo per qualche ora possano far vivere un’esperienza che per alcuni resta una cosa da raccontare e per altri da vivere ogni giorno. Dans le noir, invece, è un ristorante interamente dedicato a questa esperienza sensoriale e sociale. Sì, anche sociale, perché ci si affida totalmente alla fiducia di un cameriere sconosciuto, oltre che dei propri compagni di viaggio. Continua a leggere

Sogni di madreperla in Palestina

Nella legnaia dei miei luccica ancora un barattolo pieno di pietre colorate e conchiglie.

Le raccoglievo da bambina, nelle stradine bianche di campagna o in riva al mare. Trovai anche qualche fossile di conchiglia e decisi di voler fare l’archeologa. Cambiai subito idea quando mi dissero che c’era molto da studiare. La fantasia e la creatività le cercavo nella vita quotidiana anziché nelle antologie scolastiche. Continua a leggere

Il bambino aquilone

Ho incontrato un bambino, urlava come un aquilotto.
Sbatteva le ali e la testa contro il muro. Urlava stringendo i pugni, senza aggiungere una parola, un verbo, una parolaccia. Si fermava solo quando lo abbracciavo forte, gli accarezzavo i capelli, gli sussurravo qualcosa nell’orecchio.
Ha urlato per almeno cinque minuti, riuscendo persino a fermare la giostra dei compagni affaccendati dietro un pallone di stoffa, poco dopo la ricreazione, e a far correre in classe la maestra dell’aula accanto. Continua a leggere

È nato prima l’uovo o l’artista?

Dopo settimane fatte di ore e chilometri trascorsi dentro pullman dai sedili sgangherati, avevo finalmente deciso di regalarmi una domenica di relax: costume, telo da mare, libro e spiaggia. Eppure nei miei pensieri le vacanze le organizzo davvero bene, poi qualcosa va storto. Continua a leggere

Mastica e sputa: fango e stelle a Olbia.

Qualcuno dice che a volte il dolore si misura in base alla lontananza, o alla vicinanza. “Mastica e sputa”, cantava Fabrizio De André “da una parte il miele, mastica e sputa dall’altra la cera”. La sofferenza lacera, ma è un buon momento per ripartire: si può trattenere quanto c’è di buono, e lavorare su quello. Continua a leggere