Pagina bianca, ti sfido!

Abbiamo visto che ci sono molti motivi che causano la Sindrome della Pagina bianca: malattia democratica che prima o poi colpisce tutti.
Nel precedente post, però, sono partita dal presupposto che la Sindrome compaia all’improvviso durante la scrittura di un racconto o di un romanzo. Continua a leggere

Pranziamo al campo rom?

Tutto è iniziato durante la riunione di redazione di una piccola e brillante rivista: attorno a un tavolo carico di birra artigianale, al momento di proporre i pezzi, uno di noi – lo chef – dice: “Io vado a pranzo al campo rom“, la giornalista rivoluzionaria ribatte “Io scrivo un pezzo sulla storia dei rom!” e io, neanche a dirlo: “Voglio conoscere i bambini!”. Continua a leggere

Wiam del deserto

Questa è la storia di Wiam del deserto.

Quando la vedi per la prima volta, non puoi non chiederti quanto siano grandi e profondi i suoi occhi.
Ha un viso paffuto color oliva, racchiuso da una cornice di capelli lisci e neri. Il naso appena schiacciato e denti bianchi e grandi che si inseguono caoticamente in una simmetria tutta loro.

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Allora Belloli ha ragione!

bomQuando iniziai a scrivere Una bomber, pensai di calcare un po’ la mano per ridicolizzare gli stereotipi che circolano attorno al calcio femminile.
Ridicolizzare gli stereotipi per ridicolizzare chi se ne nutre.

Quando scrissi Una bomber, avevo già incontrato i miei Belloli, dentro e fuori dal campo. Forse fu proprio per loro, grazie a loro, che tra tutte le storie d’amore che avrei potuto raccontare, scelsi di raccontare quella di Stefania e Morena.

Perché? Perché la loro era la storia d’Amore più normale e potente che avessi mai conosciuto.

Belloli su una cosa aveva ragione: (“Mai detto quella frase ma) se anche fosse non crollerebbe il mondo”.

No che non crollerebbe, Belolli, anzi: darebbe più colore alla tua materia grigia.

A tutte le Morena e Stefania che ogni giorno subiscono le offese di un Belloli qualunque.  Continua a leggere

Non è un paese per calciatrici

Questo non è un paese per calciatrici.

Sono stanca di parlarne ancora, e ancora. Ma non posso farne a meno.

Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, è solo uno dei tanti.
Uno dei tanti, ma sicuramente uno tra i più sfigati, perché la sua (presunta) frase è stata messa a verbale. Non l’avrebbe infatti pronunciata al tavolino di un bar, con una 0.40 in mano e la mente annebbiata, ma durante una riunione del dipartimento di calcio femminile di cui è presidente. Continua a leggere

Dipingerò la pace

Tali Sorek aveva dodici anni quando scrisse la poesia Ho dipinto la pace.
Me ne innamorai immediatamente e scrissi una canzone, o quello che ne è venuto fuori.

Con la speranza che Tali, giovanissima israeliana, creda fortemente nella pace e apra la strada e gli occhi ai suoi connazionali. Continua a leggere

Padiglione VI donne

Mi manca. L’aria mi manca. Respiro sudore e muffa che si arrampica sulla parete. Bianca. Era pallida come la faccia di Marta che si è appesa ieri a ciondolare sulla porta. Ciondolava scandendo il tempo, come un pendolo stanco. Scandiva il tempo della vita e quello, veloce, della morte che se l’è portata via. Quello che non aveva, era l’aria. Le è mancata l’aria e poi la terra sotto i piedi. La terra che ha nascosto i suoi affanni e l’ha lasciata marcire sotto i cipressi e le panchine. Continua a leggere

Pasquetta in Sardegna

A differenza del Natale, che si festeggia sempre nello stesso giorno, la Pasqua è quella ricorrenza creata appositamente per incasinare e punire quelli che non frequentano le chiese. E qua non ci sono, credo, giochini mnemonici tipo la filastrocca dei mesi: “30 giorni ha novembre, con april, giugno e settembre, di 28 ce n’è uno, tutti gli altri ne han 31”.

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(avete amici trentenni che quando gli chiedete “Quando finisce Febbraio?” si esaltano come se avessero scoperto una nuova formula della fusione fredda? Se sì, scappate: sia per la scoperta che per l’entusiasmo insensato) Continua a leggere

Sala d’attesa o girone infernale?

Al liceo una professoressa, supplente di Pedagogia per qualche mese, mi stupì affermando che trovava divertente fare la fila alle poste o dal medico.
Era pacata e sorridente, la professoressa Cucca: bionda con una capigliatura acrobatica, la poesia facile e atteggiamenti ai limiti dello zen.

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Sono stata giovane anche io

Voi ridete, ma davvero noi ci divertivamo con poco, quasi con nulla.

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Aspettavamo con emozione le feste: tutte quelle che c’erano sul calendario e anche quelle che non c’erano. Non avevamo bisogno di segnarle, perché ce le ricordavamo e contavamo i giorni perché passassero più in fretta. Perché in quei momenti potevamo stare tutti insieme, in allegria, e mangiare tanto e bene! Continua a leggere

Una sceneggiatura spezzata per Broken city

Ogni tanto mi diverto, nonostante la mia ignoranza in campo cinematografico, a fare le pulci a qualche film visto per caso o per scelta.
Questo l’ho visto per caso.

Il regista statunitense Allen Hughes, rimasto artisticamente orfano del suo gemello Albert, confeziona per il 2013 un compito per casa che mette sicuramente in luce le sue doti di alunno diligente, meticoloso e dotato di senso della continuità.broken-city-poster Continua a leggere

Torno a scuola dopo cinque anni

L’ultimo giorno in cui ho avuto una classe – una classe tutta mia – è stato un giorno d’estate di cinque anni fa. Ero nel cortile della scuola con i miei bambini, con le loro maestre, con le mie maestre, a cercare il muro meno rovinato che facesse da sfondo alla nostra foto di gruppo. Continua a leggere